Sanremo è quasi agli sgoccioli e LDA e AKA 7even si preparano per la serata finale tra le ultime interviste e le prove. Li incontriamo in hotel, stanchi ma soddisfatti del loro percorso sanremese. In gara portano il brano Poesie Clandestine, mentre per la cover si sono esibiti in Andamento Lento con Tullio De Piscopo.
Come state vivendo questo festival?
LDA: «Benissimo, oggi è la prima giornata che ti dico sono proprio stanco».
AKA 7even: «Io più che altro sono assonato, non stanco».
Avete però detto che non siete voi a fare i festini bilaterali.
A.: «Anzi ho scoperto una cosa: è Tullio con le bacchette».
A proposito, ieri la cover è stata molto bella. Come è stato per voi condividere il palco con Tullio De Piscopo?
A.: «Già il fatto di condividere il parco con il Maestro per noi è stata una vittoria. Poteva andare in qualsiasi modo e ci portavamo a casa un tesoro».
L.: «Io ti dico la verità, ancora devo metabolizzare tutto quello che sta succedendo. Sia la cover che le esibizioni precedenti... è tutto surreale. È bello che arrivi al pubblico una determinata sensazione e sono emozionato perché non mi aspettavo che questo festival potesse farci così bene».
Oggi Tullio De Piscopo in conferenza stampa ha raccontato un po' com'è nata la collaborazione, che sarà tra l'altro contenuta nel nuovo album Poesie Clandestine. Come è stato per voi toccare Andamento Lento?
A.: «È un brano che mi ha accompagnato per tutta l'infanzia. Mia madre e mio padre hanno quasi la stessa età di Tullio e, in un modo o nell'altro, mi hanno inculcato la cultura dei suoi brani e di quella generazione. Ho sempre ascoltato le sue canzoni e sono cresciuto con loro. Ancor di più mio padre. Quando era piccolo, lui suonava la batteria. L'ha fatto per pochi mesi, purtroppo poi mancò mio nonno e non ha potuto più studiare perché si è dovuto rimboccare le maniche e mettersi a lavorare. È merito suo se ho questa passione non solo per la musica, ma anche per la batteria, il primo strumento che ho toccato. Ho studiato la batteria per due anni, quindi sapere di trovarmi a fianco della leggenda più grande per me che ci sia stata per la batteria è un'emozione inspiegabile».

L.: «Tullio è qualcosa di incredibile. 80 anni e non sentirli... ci metterei la firma. Io penso che ancora oggi tranquillamente sia tra i batteristi migliori e lo dico proprio con tranquillità».
La cover è stata una celebrazione di Napoli, in un certo senso. I napoletani stanno avendo un sacco di successo in questo Festival. Vi fa piacere?
L.: «Tutti i napoletani sono nella Top 10 di Spotify. È tanta roba. Qualcosa di buono sta succedendo. Siamo tanto contenti e viva Napoli. Posso dire una cosa? È proprio una bella rivincita. Basta nascondersi dietro 1000 parole. È così».
A.: «Le radici non vanno dimenticate. Noi siamo parte del luogo in cui nasciamo e cresciamo. Sapere di poter in qualche modo tributare una città così fantastica come Napoli, che ci ha accompagnato sin da piccoli, è un'urgenza».
Vi aspettavate di essere nella cinquina?
A.: «Vuoi sapere la storia della cinquina? Stavo giocando con la Play e sento, dall'altra stanza, il mio hair stylist urlare. Mi sono detto Questo o ha fatto bingo al casino oppure sta impazzendo. Non mi rendevo conto, tanto che continuavo a giocare. A un certo punto sento bussare fortissimo alla porta della mia stanza. Apro e mi dicono Metti la tv!».
L.: «Io ero in camera mia che provavo a dormire. Non ce la facevo più quel giorno, ero distrutto. Eravamo sicuri di non essere in Top 5. Ho messo Food Network, perché io mi addormento vedendo programmi di cucina. Mi arriva una chiamata e mi dicono di accendere la tv. Vedo il nostro nome in verde e mi dico Ma che sta succedendo?. Pensa quanto fosse inaspettato».
Sull'album di prossima uscita, come è stato lavorare insieme?
L.: «È stato bellissimo».
A.: «È stato bruttissimo».
Pareri discordanti.
L.: «È stato bellissimo perché nessuno dei due voleva essere la prima donna. È come se il disco fosse splittato precisamente al 50%. Siamo contenti del risultato, abbiamo impiegato 16 giorni per farlo. Tre giorni li abbiamo usati per registrare le voci ufficiali. Siamo contenti, il risultato è un album molto variegato».
A.: «Direi leggero. Siamo usciti dalla nostra comfort zone».
L.: «C'è un brano che avremmo voluto portare a Sanremo, solo che abbiamo costruito l'album dopo».
Ho letto un commento sui social: diceva che siete venuti qui per vincere il Fantasanremo e solo in seconda istanza per fare il resto. È vero?
A.: «C'è un po' di verità in questo commento».
L.: «Siamo attualmente primi, ma occhio alle Bambole di Pezza».
Foto di Antonio De Masi