Paul McCartney, il nuovo album e il peso dell'assenza: "John e George mancano a tutti, non solo a me"
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Paul McCartney, il nuovo album e il peso dell'assenza: "John e George mancano a tutti, non solo a me"

Mila Spada 31.05.26

C'è una casa al numero 20 di Forthlin Road, a Liverpool. Una stanza qualunque, con due sedie e due chitarre acustiche. È lì che tutto è cominciato — due ragazzi che si lanciavano idee come se il tempo fosse infinito, come se niente potesse mai finire. Paul McCartney ci pensa ancora, a quella stanza. E quando ci pensa, fa fatica a credere a quanto era fortunato senza saperlo.

Oggi McCartney ha 83 anni, un nuovo albumThe Boys of Dungeon Lane, il suo ventesimo da solista — e una serie di interviste in cui il passato sembra non volersi tenere a distanza. Parlare del disco significa parlare di Liverpool, di autostop con George Harrison e John Lennon da adolescenti, di amicizie che si sono trasformate in qualcosa di irripetibile. E significa fare i conti con la loro assenza.

Vent'album e una vita che guarda indietro

"Mi mancano", dice McCartney semplicemente, in una recente intervista al Guardian. Poi si ferma. Si corregge, quasi volesse alleggerire il peso di quelle parole: "Ma poi penso che mancano a tutti, non solo a me. E in qualche modo questo mi fa stare un po' meglio."

È una risposta umana, disarmante nella sua semplicità. Niente retorica, niente grandi discorsi sulla leggenda o sull'eredità. Solo un uomo che ha perso due amici — prima John, assassinato a New York nel 1980, poi George, scomparso per un cancro nel 2001 — e che ancora, a distanza di decenni, cerca il modo di farci pace. "Sod it", dice alla fine, con quella pragmaticità tipicamente britannica. "È la vita. È quello che abbiamo."

paul mccartney and his Epi Cas - Classic Rock

Fare i conti con l'assenza

Il nuovo album nasce proprio da questo terreno — la nostalgia, la perdita, la memoria come atto di sopravvivenza. The Boys of Dungeon Lane contiene quattordici canzoni che guardano indietro senza però affogare nel rimpianto. C'è Down South, che racconta di quei viaggi in autostop con John e George quando erano ancora ragazzi, prima che il mondo sapesse chi fossero. C'è Days We Left Behind, che riporta direttamente a Forthlin Road, alla stanza delle chitarre, alle canzoni scritte faccia a faccia con Lennon. "Non avrei potuto sperare in un partner migliore", ha detto McCartney al New York Times. Una frase senza fronzoli, che vale più di mille analisi musicologiche.

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Poi c'è Home To Us, il brano che è diventato uno dei punti di forza del disco — e la notizia che ha fatto il giro del mondo: è un duetto con Ringo Starr, l'altro sopravvissuto, l'ultimo compagno rimasto da quella storia impossibile da ripetere. Ringo inizialmente doveva cantare solo una riga o due, ma McCartney lo ha convinto a fare di più, a restare. E così i due ultimi Beatles si ritrovano insieme su un brano che parla di origini, di radici dure e amate. Ringo veniva dal Dingle, uno dei quartieri più difficili di Liverpool. "Diceva che lo rapinavano quando tornava a casa, perché lavorava", racconta McCartney. "Era una vita dura. Ma era casa nostra."

L'ultimo duetto tra Beatles

Poi c'è Home To Us, il brano che è diventato uno dei punti di forza del disco — e la notizia che ha fatto il giro del mondo: è un duetto con Ringo Starr, l'altro sopravvissuto, l'ultimo compagno rimasto da quella storia impossibile da ripetere. Ringo inizialmente doveva cantare solo una riga o due, ma McCartney lo ha convinto a fare di più, a restare. E così i due ultimi Beatles si ritrovano insieme su un brano che parla di origini, di radici dure e amate. Ringo veniva dal Dingle, uno dei quartieri più difficili di Liverpool. "Diceva che lo rapinavano quando tornava a casa, perché lavorava", racconta McCartney. "Era una vita dura. Ma era casa nostra."

È un album che racconta di appartenenza — ai luoghi, alle persone, a un'epoca che non tornerà. McCartney sembra aver trovato, con gli anni, un modo tutto suo di fare i conti con la perdita: non ignorarla, non trasformarla in monumento, ma lasciarla vivere dentro le canzoni. Lasciarla respirare.

Per John, per George, per quella stanza

George Martin, il loro produttore storico, gli disse una volta che una delle cose peggiori dell'invecchiare è che gli amici cominciano ad andarsene uno dopo l'altro. McCartney ha citato quella frase nell'intervista al Guardian, con una punta di ironia amara: "Ora probabilmente sono arrivato a quell'età anch'io." Lui che per decenni è sembrato immune al tempo, che ancora sale sul palco davanti a migliaia di persone, che ancora scrive canzoni con la stessa curiosità di un ragazzo di Liverpool, si trova a fare i conti con la stessa legge che vale per tutti.

Ma fino a quando c'è una chitarra e una storia da raccontare, Paul McCartney continua. Per sé, per Ringo, per John, per George. E un po' anche per quella stanza di Forthlin Road dove tutto, una volta, era ancora possibile.