Il 1° maggio 2004, i Radiohead chiudevano il tour di Hail to the Thief con un'esibizione trionfale al Coachella Festival. Eppure, dietro quella performance acclamata dalla critica, si nascondeva una crisi profondissima. La band di Oxford era sull'orlo dello scioglimento.
"Avevamo bisogno di fermarci — davvero fermarci", avrebbe ricordato Thom Yorke. "Non era più divertente. Dopo quel concerto, tutti sono semplicemente spariti."
I Radiohead si presero una pausa lunga e pesante. Yorke iniziò a lavorare al suo album solista The Eraser (2006), ma ammise che non lavorare con i compagni di band sembrava "strano e malsano". Il gruppo faticava perfino a riunirsi in sala prove. Il contratto discografico era scaduto, non c'era un produttore, e invece di sentirsi liberi creativamente, i cinque attraversavano una vera e propria crisi di fiducia in sé stessi.
La situazione era così grave che lo stesso manager Brian Message suggerì alla band di valutare lo scioglimento. Yorke arrivò a scrivere sul blog Dead Air Space della band: "Ci stiamo sciogliendo. Siamo al tappeto, è finita." Parole che gelarono i fan di tutto il mondo.

La svolta arrivò nell'estate del 2006, quando i Radiohead tornarono a collaborare con il produttore di fiducia Nigel Godrich. "Le cose si sono messe in moto quando Nigel ha ricominciato a lavorare con noi", disse Colin Greenwood. Il gruppo si ritirò in due residenze di campagna inglesi, e quando prese forma la canzone Videotape, capirono di avere finalmente una direzione.
Il 30 settembre 2007, Jonny Greenwood annunciò sul blog: "Il nuovo album è finito. Si chiama In Rainbows. Con amore, da tutti noi." I Radiohead erano rinati dalle proprie ceneri.
Tratto da Loudersound