The Final Countdown: la storia del successo degli Europe
We're leaving together, but still it's farewell
And maybe we'll come back
To earth, who can tell.
“Stiamo partendo insieme, eppure sembra un addio” così cantava Joey Tempest raccontando il lancio apocalittico di una navicella spaziale con destinazione Venere. Effettivamente, le parole della hit più famosa degli Europe sembravano predire il futuro della band: un addio, una nuova avventura, un ritorno.
Nell’estate del 1986, non c’era radio né locale che non trasmettesse The Final Countdown. Tratto dal terzo album della band, il singolo fece ballare l’intera Europa, con la sua prima posizione in ben 25 paesi, il suo posto nella Top 10 della Billboard Hot 100 e 12 milioni di copie vendute in tutto il mondo.
È stata una sorpresa che sia diventato un grande successo perché la canzone era stata scritta per i fan. Era lunga più di sei minuti e non è mai stata pensata per essere un successo o qualcosa del genere. Doveva essere un’apertura per i concerti, ma è comunque una bella sensazione quando a volte la sento per radio o per strada qualcuno ce l’ha sul cellulare come suoneria.
Gli inizi della band e la nascita del brano
Quando uscì The Final Countdown e l’album omonimo, contenente altri successi quali Carrie e Rock the Night, il gruppo non era all’attivo da molto.
L’inizio degli Europe era stato infatti molto difficile (pensate che il primo nucleo della band si chiamava WC e suonava principalmente cover). Joey Tempest – pseudonimo di Joakim Larsson: Joey all’inglese, Tempest in omaggio alla Tempesta di Shakespeare – John Norum, John Levén e Tony Reno registrarono il loro primo album solamente nel 1982.
La celebre hit nacque quasi per caso, nel 1985, ispirata dal testo di Space Oddity di David Bowie, con la sua atmosfera interstellare, e dal ritmo incalzante di Run To The Hills degli Iron Maiden.
Il brano, con la sua carica esplosiva, divenne per gli Europe un cavallo di battaglia. Usato per tutti i tipi di eventi sportivi, dalla Formula 1 al pugilato, è ancora oggi tema introduttivo nella squadra di calcio del Regno Unito Blackburn Rovers ed è la colonna sonora del team NBA Detroit Pistons.
Addirittura, a poche ore dalla riunificazione tedesca, il 2 ottobre 1990, l’emittente internazionale di Berlino suonò l’intro di The Final Countdown mentre una voce annunciava: “State ascoltando Radio Berlin International, la voce della Germania Est che sta per scomparire”.
Dopo il boom: pausa, progetti solisti e reunion
Ma poi? Cosa successe dopo quel successo clamoroso? Ebbene, dopo 13 anni di concerti e 5 album in studio, gli Europe si presero una pausa, probabilmente per problemi legati alle tasse.
Il cantante Joey Tempest si sposò, si stabilì a Londra e pubblicò tre album da solista, imitato dal chitarrista John Norum. Il batterista Ian Haugland, invece, rimasto in patria, si diede alla conduzione di un programma radiofonico chiamato Rockklassiker su una frequenza rock di Stoccolma, la 106.7 FM.
Il tastierista Mic Michaeli imboccò un’altra strada ancora: cominciò a lavorare presso un’azienda produttrice di DVD e scrisse tre canzoni per l’album dell’ex collega Joey. John Levén, il bassista, fondò il gruppo musicale Southpaw.
Poi ci fu la tanto attesa reunion a Stoccolma, la vigilia di Capodanno del 1999. Un evento speciale, che avrebbe dovuto accogliere in musica il nuovo millennio. Per quella notte, gli Europe ebbero, per la prima e unica volta, una formazione a sei: Joey Tempest, John Norum, Kee Marcello, Mic Michaeli, John Levén, Ian Haugland.
La band si presentò sul palco quando mancavano 15 minuti a mezzanotte e, nonostante Joey avesse la febbre, fu un grande concerto. Quando The Final Countdown finì, la band lasciò il palco e, un minuto dopo, scattò l’anno 2000.
Gli Europe oggi
Da allora gli Europe hanno pubblicato altri sei album e intrapreso una serie di tour mondiali, l’ultimo dei quali, nel 2016, ha fatto tappa anche in Italia, a Milano e a Roma.
Certo, non sono più gli anni 80 e gli Europe non sono più la boy band dai capelli lunghi che faceva sognare i teenagers dell’epoca. Ma chi li ha visti in tour non ha potuto che applaudire al loro grande ritorno. D’altronde, quel conto alla rovescia iniziato nel 1986 sembra non essere ancora arrivato alla fine.