Le 10 canzoni dei Pink Floyd meno apprezzate!
Articoli
ARTICOLO • 4 MIN DI LETTURA
Articoli

Le 10 canzoni dei Pink Floyd meno apprezzate!

Redazione 20.06.24

Una classifica dei dieci pezzi dei Pink Floyd che meriterebbero di essere rivalutati e accreditati fra i grandi classici.

Il successo senza precedenti di Dark Side Of The Moon ha trasformato i Pink Floyd in una delle più grandi band degli anni ’70 e oltre. Ma se ci allontaniamo dalle canzoni più famose, troveremo un altro lato dei Pink, disposto a esplorare e sperimentare con la forma e il contenuto, una volta accantonate le preoccupazioni principali. Ecco una classifica di 10 classici degni di nota che dovremmo rivalutare.

La classifica

10. Crumbling Land (1970)

Il brano si avvicina a un genere emergente, come qualcosa di vicino a un gruppo pop della West Coast: uno stile country potrebbe non essere tipico del territorio dei Pink, ma sono riusciti a sperimentare e farne una loro versione briosa.

9. Sorrow (1987)

Questo pezzo, composto quasi esclusivamente dal solo Gilmour, con il suo suono di chitarra così cavernoso (presumibilmente registrato in una sola volta), scava a lungo e in profondità l’anima di chi lo ascolta. Si classifica fra le vette più alte raggiunte nell’era post-Roger Waters.

8. Summer '68 (1970)

Rick Wright scrisse questo pezzo, ma non ricevette poi molti complimenti e, comunque, non era fra quelli di cui andava più fiero.

7. See Emily Play (1967)

Il secondo singolo dei Pink Floyd non è sconosciuto, ma si merita più amore di quanto non abbia avuto. La rottura strumentale è un brillante esempio di come inculcare l’avanguardia all’interno di un singolo di successo.

6. The Final Cut (1983)

La meditazione di Roger Waters sulla vita e sulla morte contiene molti pezzi forti, in particolare la title track, che dà il titolo al dodicesimo album della band. Il testo è ineguagliabile, ma la musica potrebbe vivere di vita propria e, in The Final Cut, Gilmour non si smentisce: anzi, arricchisce questo canto del cigno.

5. A Pillow Of Winds (1971)

I momenti più dolci dei Pink sono spesso trascurati, e così anche A Pillow Of Winds, che ha avuto la sfortuna di essere oscurato da altri brani dello stesso anno, come One Of These Days oppure Echoes. L’apparente idillio della chitarra e la luminosità dell’organo mascherano una lirica oscura: la leggerezza e la felicità sono solamente una suggestione causata da un primo sguardo affrettato.

4. Cymbaline (1969)

Roger Waters si sarebbe voluto alienare dalla logica di The Wall, ma ha esplorato l’angoscia esistenziale proveniente da Cymbaline, colonna sonora del film More. I Pink, anche in questa fase iniziale, stavano iniziando a sentire la tensione.

3. Main Theme (1969)

Con la sua apertura onirica, i Pink mettono in mostra la loro precoce padronanza sugli stati d’animo per questo pezzo, utilizzato nella colonna sonora di More.

2. Childhood’s End (1972)

Un breve schizzo che ben rappresenta le aspirazioni epiche di Obscured By Clouds. L’intro magistrale di Wright prefigura Wish You Were Here, anche se le linee d’organo un po’ soul ricordano i tempi di Dark Side Of The Moon.

1. The Narrow Way 1-3 (1969)

Nonostante tutti i suoi difetti e le parti in studio del quarto album dei Pink, Ummagumma, ci sono alcune gemme decisamente trascurate, non ultimo questo lungo assolo di Gilmour che a volte faceva parte delle sue performance dal vivo, The Journey. La chitarra scivola languidamente per poi precipitarsi in caduta libera; anche se la canzone finale, quando emerge, è un classico signorile e raffinato appena sfornato.

Fonte: https://teamrock.com